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TIM LAWRENCE - HOLD ON TO YOUR DREAMS
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TIM LAWRENCE - HOLD ON TO YOUR DREAMS

TIM LAWRENCE - HOLD ON TO YOUR DREAMS

Price: € 27,00

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Tre anni fa, intervistando Tim Lawrence a proposito della sua ricerca su Arthur Russell, la vita del musicista mi fu descritta come "un complicato intreccio di sogni, progetti, speranze, delusioni, relazioni e collaborazioni". Oggi tale intreccio è finalmente alla portata dei lettori, che attraverso le fitte pagine di Hold On To Your Dreams sono invitati non tanto a districarlo quanto a perdervisi dentro fra cadute evisioni, realtà crude e sogni rifratti.

Di Arthur Russell è stato detto e scritto molto. Per Ernie Brooks, ex bassista dei Modern Lovers e tra i primi e più fedeli collaboratori di Russell a New York, "la sua idea era quella di cercare l'ineffabile, qualcosa che ti sembra di ascoltare e che al tempo stesso immagini". Sasha Frere-Jones del New Yorker, commentando le molteplici zone (geografiche e mentali) attraversate da Russell, ha scritto che il violoncellista "non dissolse questi confini ma vi vagò intorno, canticchiando le sue canzoni". Philip Glass lo ha definito "un musicista underground fino alla fine della sua vita". David Toop ha narrato lo spirito delle sue canzoni, Matt Wolf ne ha sublimato i sogni. Nessuno prima d'ora, però, aveva mai raccontato la storia di Russell nel dettaglio, scavando al di sotto del mito e della proiezione personalizzata e tornando invece alle origini, alle fonti.

Nel 1980, quando Russell fu sollecitato dal suo manager Donald Murk a definire la sua musica per far si che venisse acquistata, il musicista rispose con un fermo "I will not be defined". Il libro di Tim Lawrence coglie tale spirito, e invece di costringere la vita e l'opera di Russell in formule riduttive ne insegue l'essenza sfuggente nelle sue mutazioni e nei suoi avvolgimenti, nel suo proteiforme umore e nelle sue metamorfosi vitali. Impossibile isolare la storia di Russell senza narrarne altre cento, quelle di tutti i collaboratori e compagni la cui vita fu attraversata dalla stella, fissa o cadente, del violoncellista. Come Lawrence puntualizza, il suo compito è stato quello di dare spazio a una miriade di voci, e la natura corale della storia di Russell è certamente riflessa in queste pagine. Lawrence la articola per sezioni tematiche e cronologiche "Formations, Explorations, Alternatives, Intensities, Variations, Reverberations, Tangents" a suggerire che al fianco della cronaca si dipanano temi e nuclei di senso che ricorrono in maniera persistente e ondulatoria; si tratta, nelle parole di Lawrence, di "digressioni inquisitorie" che mettono in risalto le continuità e non le fratture. La vita di Russell appare come flusso d'idee e di variazioni: forma in divenire, proprio come la sua musica.E' nota la propensione del musicista a registrare e ragionare attorno a numerose versioni di una stessa canzone, e a far confluire un frammento nell'altro, modalità esemplificata in World Of Echo.E' un procedimento che ricorda il verbo greco "rhapsoidein" ("cucire insieme canzoni") e le tecniche formulaiche di narrazione nelle culture orali descritte da Walter J. Ong in Orality and Literacy (1982): ed è indubbio che in Russell è forte la tendenza a recuperare un senso arcaico di suono oltre i generi e il tempo. Il suo è anche un atteggiamento proiettato verso il futuro, su un'ipotesi di suono che reinventa se stesso attraverso continue metamorfosi; nelle parole di Lawrence, "l'archivio sonoro trasversale di Russell ha un sapore inquietamente moderno".

E se Russell è il centro di attrazione e al tempo stesso di diffusione della storia narrata in queste pagine, dall'altro lato ci sono i luoghi, osservati da Lawrence con lo sguardo acceso del ricercatore che non vede il clichè ma illumina il dettaglio: la prateria attorno ad Oskaloosa, le colline di San Francisco, soprattutto le luci e le ombre di downtown Manhattan non sono descritte come semplici scenari di fondo, ma come materia vibrante in cui Russell si muove, luoghi dalla presenza fortemente amalgamata nella vita del musicista.

Non è la storia di Arthur Russell che mi preme riassumere in queste righe introduttive, piuttosto il modo in cui Lawrence si muove dentro di essa. Lo fa con zoomate alterne, con ritmi e passi scanditi dal moto di una vita e di un'opera tentacolare e contraria, per nulla conforme e per sempre eterea.

Chiunque abbia portato avanti una ricerca per molti anni conosce bene il momento in cui la quantità di materiale raccolto sovrasta al punto da coprire gli intenti iniziali e da confondere i disegni prestabiliti. La scrittura di Lawrence emerge proprio in questo momento tipicamente offuscante, facendo leva sull'aspetto di accumulazione e di stratificazione delle storie raccontate per volare alto, al di sopra dei luoghi comuni. La voce di Lawrence non perde mai di vista il Russell umano, e pur trattenendo una materia irrequieta con le briglie della cronaca puntuale non tralascia, a sua volta, di lanciarla in corsa e darle respiro. Si sentono, in queste righe, i sei anni trascorsi da Lawrence nella ricerca intensa d'archivio e raccolta d'interviste. Nel suo racconto ricco di notizie e di storie, di episodi esilaranti, spiazzanti e sublimi, emerge la visione del cronista appassionato, che non si sofferma su un solo centro d'interesse ma che accoglie e segue ogni passo della storia con lo stesso livello di attenzione. Ovunque si posi, il suo sguardo coglie una nuova opportunità per cercare un'altra storia e un'altra voce da aggiungere alla polifonia del suo racconto. Bisogna aver amato certe canzoni e trascorso con loro molto tempo, per poterne riportare la vitalità e al tempo stesso il fragile lirismo. Soprattutto, per tenere il passo di una storia così articolata, bisogna aver interiorizzato le parole di Allen Ginsberg, quando a proposito di Russell parlò della sua capacità di rimanere dentro il reale e trasmettere un certo senso d'illuminazione. "Archeologo, curatore, cronista", Lawrence s'immerge senza riserve dentro il flusso di questa storia, e le sue parole nuotano in essa, per usare un'immagine ricorrente nelle canzoni di Arthur. E se nel recente film di Matt Wolf, Wild Combination (2008), emergeva Russell come nuvola poetica ed emotiva, alla fine di queste pagine la figura di Russell appare più compatta, e ben collocata dentro a un'epoca e a un luogo, downtown New York, a reinventare il songwriting, a dipanare le fitte trame di un suono e a ballargli attorno. Una biografia che chiama all'ascolto, per una persona che "parlava sottovoce" e per il suo mondo d'eco.
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